01/02/12

<< Non sarà, questo viaggio, un'invenzione mia? Ed esiste il mare, esiste, mi domando, la notte? E io, esisto io? o è tutto un sogno? Tante volte me lo domando. E se ci sono, chi sono? Forse rappresento il Retaggio di cui, mettiamo, sono portatore? Ma come posso, allora, essere insieme vaso e contenuto? Queste sono le questioni che angustiano i miei intervalli di riposo.
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<< Un altro paradosso: pare che siano proprio queste pause di riposo, in cui non nuoto, a sostenermi nella mia nuotata. Avanti per un buon tratto d'acqua, oh più avanti e più in alto, annaspando con gli altri, eppoi galleggio esausto alla deriva e, avvilito, medito sulla notte, sul mare, sul viaggio, e frattanto la corrente mi riporta alquanto indietro, oh più indietro e più in basso: lentamente procedo così ma intanto vivo, vivo e mi lascio appresso, sì, alla fine, molti miei compagni annegati, che pure erano più forti, più degni di me, ma son rimasti vittime della loro implacabile joie de nager. Ho veduto i migliori nuotatori della mia generazione andar sotto. Ed è innumero il numero dei morti! A migliaia ne annegano mentre io penso questo pensiero, a milioni mentre io mi riposo prima di ripigliare la nuotata. E a decine, a centinaia di milioni ne sono spirati da quando noi ci mettemmo, fatti arditi dalla nostra innocenza, per questo formidabile cammino. "Amore! amore!" cantavamo allora, ed eravamo un quarto di miliardo, e il tiepido mare schiumava della nostra folle gioia di nuotare. Adesso sono andati tutti sotto: i leggeri come i grevi, i campioni e i gregari, tutti sotto, mentre io disgraziato nuoto avanti. Epperò questi stessi intervalli riflessivi che mi mantengono a galla m'hanno anche portato al dubbio, all'angoscia, alla disperazione - strani sentimenti per un nuotatore! - e mi hanno condotto persino a sospettare... che il nostro viaggio per il mare-notte sia senza significato.
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<< Oh, ma sicuro, "Amore!" uno sente ripetere da tutte le parti: "E' l'amore che ci guida e ci sostiene!". Traduco: non sappiamo che cosa ci guidi e sostenga, ma solo che siamo miserabilissimamente guidati e nel modo più imperfetto sostenuti. Chiamiamo Amore la nostra ignoranza di ciò che ci sprona, ecco. "Per raggiungere la Riva", allora: ma, e se la Riva esistesse semplicemente nella fantasia di noialtri nuotatori? se ce la sognassimo noi tanto per giustificare il fatto che nuotiamo, che abbiamo sempre e soltanto nuotato e che continueremo a nuotare senza requie (tranne me) fino a che non morremo? Anche supposto che una Riva ci sia (supposto che, come un mio cinico compagno immaginò una volta, gli annegati un bel giorno risuscitino e si accorgano che tutte quelle volgari superstizioni e quelle esaltate metafore non erano che la pura letterale verità: il gigantesco Sommo Fattore e la Mèta Luminosa al termine del mare e della notte!) ebbene, che ci farà un nuotatore, una volta là? Il fatto è che, quando c'immaginiamo la Riva, quel che ci viene in mente è l'esatto contrario della nostra attuale condizione: niente più notte, niente più mare, e non più dover viaggiare. In breve: il beato stato dell'annegamento.

(Tratti da "Lungo viaggio di mare e di notte" John Barth - La Casa dell'Allegria)
 
 

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