26/03/12

E' molto tempo che non apro lo scrigno ammuffito della mia anima. Giorni, mesi e anni passati cullandomi in un tepore confuso, dove il tempo scorre ne lento ne veloce ma, semplicemente, scorre altrove. Non è cambiato nulla eppure tutto è così diverso, anche l'aria che galleggia indifferente per le strade è sempre più minacciosa, incombente e pesante, i volti che incontro sono grigi e privi di espressione, io li guardo e vedo fantasmi, involucri di carne vuota, poi mi volto verso di me e fatico a riconoscermi nel mio lento e inesorabile scomparire. Ignoro ciò che sono e ciò che sarò, ma nel profondo delle tenebre del mio intestino sgorga silenzioso il mio destino, lo vedo rivelarsi giorno dopo giorno alla mia anima, lentamente, subdolamente, come un emissario invisibile che escogita stratagemmi per rivelarci il suo messaggio.
Ogni cosa può essere un segnale, una breve frase pronunciata velocemente, un autobus che ci chiude in faccia le porte impedendoci di salire. Fatti banali che per lo più ignoriamo, ma nel tempo il nostro inconscio impara a scandagliare la realtà che ci circonda, riconoscendo i piccoli segnali lasciati dal passaggio del nostro misterioso emissario. Così, lentamente, immagazziniamo quintali d'informazioni fino a che all'improvviso ci sembra di scorgere un quadro generale rivelarsi dalle tenebre. E a quel punto è quasi è impossibile ignorare ciò che celano le nostre viscere. Bisogna solo avere il coraggio di aprire gli occhi e l'intelligenza di interpretare quel quadro fatto di elementi vaghi ma incisivi. Proprio come davanti a un'opera d'arte dobbiamo analizzare con pazienza ogni debole pennellata, ogni invisibile sfumatura. Soprattutto le sfumature, perchè è proprio lì che si nasconde la verità. Una volta che ci si è addentrati nel mistero di quell'opera d'arte prefigurata dal nostro destino saremo assaliti dall'angoscia e dall'impotenza. Ma quella visione renderà impossibile voltarci e fare finta di niente.
Io ho compreso il mio destino ormai da tempo. Prima era solo una vaga sensazione, un presentimento, un malessere insensato, che poi si è trasformato in certezza. E il paradosso è che non ho visto nulla. Il nulla più assoluto. Ed è proprio nel nulla che si nasconde il mio destino. E' nel nulla la soluzione dell'enigma. Un incombente nulla, che già si sta propagando dentro di me come una pianta infestante, senza sosta. Ogni mia particella sta scomparendo. Scompaiono le passioni, i sentimenti, i ricordi. Presto probabilmente scomparirà anche il mio corpo, con ossa e organi annessi. Ma la sola cosa che mi interessa è la mia anima. Scomparirà anch'essa nel nulla? E' questa possibilità che più mi inquieta. Il resto infondo non importa. Per evitarlo devo rendere immortali alcuni frammenti della mia anima, proprio nel senso di immortalarli, come piccole istantanee del mio spirito. Così mi sono scarnificato donando parti di me a chiunque abbia provato ad amarmi e inutilmente mi sono illuso che in questo modo non tutto sarebbe andato perduto. A nulla è servito, finito l'amore, infatti, quelle dee sadiche hanno gettato nelle fogne quei frammenti d'infinito che gli avevo donato. Così sono rimasto immensamente vuoto e poco è rimasto della mia anima. Un piccolo e fragile frammento. Non posso perderlo ma non posso neanche permettere che scompaia insieme a me. Sento che è quasi tardi ormai e devo in qualsiasi modo riuscire ad immortalare quest'ultimo frammento del mio spirito. Forse è proprio tra queste righe che lo nasconderò con cura. E probabilmente sarà inutile perchè rimarrà qui nell'infinito, solitario e nascosto da ogni sguardo. E quando, adempiendo al mio destino, scomparirò nel nulla, l'unica parte di me sopravvissuta sarà condannata ad un'oblio eterno. E' come se la solitudine che, instancabile, mi ha accompagnato lungo questo breve sprazzo di vita, non essendo sazia, senta il bisogno di nutrirsi anche del mio piccolo angolo d'immortalità. Non c'è via d'uscita.

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