29/11/11

"Quel pò di vita che la droga gli lasciava era impregnato di droga e lo riportava alla droga. Non poteva fare un gesto, pronunciare una parola, andare in un luogo, incontrare qualcuno, senza che una associazione di idee lo riportasse alla droga. Tutti i suoi gesti tornavano a quello di bucarsi (prendeva l'eroina in soluzione); il suono della sua stessa voce non riusciva più a far vibrare in lui se non la sua fatalità. Era stato toccato dalla morte, la droga era la morte, e dalla morte non poteva ritornare alla vita. Non poteva che tuffarsi nella morte, dunque ricominciare con la droga. E' questo il sofisma che la droga ispira per giustificare la ricaduta: sono perduto, dunque posso drogarmi ancora."
Pierre Drieu La Rochelle - Fuoco Fatuo 
Completamente solo
abbandonato anche da me stesso
guardo le linee del mio volto
svanire
e in preda a spasmi di terrore
fumo un ultima sigaretta
prima di venire.
E' solo sesso ciò che cerco
depravato come un cane rabbioso in cerca di una preda,
assurdo come una danza spastica e stonata.
All’interno di queste mura
che sembrano squagliarsi,
ad ogni movimento
apro varchi nel tuo corpo
cercando vie d’uscita
dalla tua fica stretta,
e le tue gambe morbide.
Vorrei svanire ora
prima di venire
e lasciarti sola in un attimo
per vedere il tuo volto
disteso
in un ignoto spazio profondo.
Ora che sono vuoto
svuotato di sperma,
anima e sensazioni,
posso finalmente innamorarmi
di tutto ciò che non è umano,
della morte ad esempio
o delle nuvole che corrono,
dell’urina di un cane
o delle pozzanghere di pioggia,
così da distogliere lo sguardo
da tutto ciò che si muove
e fuggire dal tuo utero
per dissolvermi nello spazio.

28/11/11

La caffeina ormai mi distrugge il cuore. E le mattine scorrono infinite e senza sonno. Un tavolino, un bar, troppa gente intorno. Un altro inverno pronto a divorarci. Dormire per giorni interi, sognando mondi confusi e spine conficcate nei piedi.
Siamo l'esercito del Sert, l'esercito delle farmacie notturne. Ma io sono solo un vigliacco e non aspetto altro che disertare. 
E' lunedì e i pensionati fanno colazione ignari del tempo che passa.
Non so che ci faccio qui. Qui in questo bar dai colori forti e dai volti mediocri. Qui in questa città di rovine costruite su altre rovine, come fosse un immenso monumento alla decadenza. 
Io non fumo erba, non amo i porno e non ascolto elettro-pop.
Sono solo un tossicodipendente fuori tempo massimo.
Sono convinto che metterò in discussione la mia eterosessualità non appena passerà di moda per i gay essere circondati da centinaia di amiche fighe. 
Insomma arrivo sempre in ritardo di almeno un centinaio di anni
Forse l'unico posto in cui potrei sentirmi a mio agio è il cimitero acattolico di Roma, riposando tra Keats e Corso. Ma dico così, tanto per essere modesti. E' che in realtà, ad essere sincero, il vero posto dove ora potrei sentirmi a mio agio è un centro anziani di periferia. 
Adoro guardare dinosauri che ballano.
E probabilmente, pensandoci, imparerei anche di più ascoltando i racconti di un vecchio che da giovane  in campagna rischiava ogni volta di rompere l'uovo all'interno delle galline in un modo che non sto qui a spiegarvi, piuttosto che guardando in silenzio la tomba di qualche poeta del secolo precedente, fingendo di contemplare chissà quale problema esistenziale quando in realtà sono solo in paranoia perchè devo cagare e non c'è l'ombra di un cesso pubblico.
E' da notare che nei centri anziani di periferia i cessi ci sono e il più delle volte sono anche puliti. IL PIU DELLE VOLTE. Ma questa è un altra storia.
 Ho pianto
fiumi di ricordi,
annegando
nei tuoi sorrisi
invisibili,
cercando attentamente
nel vento,
nella polvere.
Ho sentito ancora,
nella notte,
i brividi
lungo la schiena
e il buco del culo,
su scalinate
infinite
e sottopassaggi
della tangenziale
e parchi vuoti,
campi da basket
e macchie di sangue
sulle maniche
della camicia.
Nulla più si muove,
è tutto fermo,
sono ancora lì
curvo su me stesso,
sono ovunque
in ogni momento
tra le tue braccia.

"Fra il mio pagliericcio e la tavola del letto avevo trovato infatti un vecchio pezzo di giornale quasi incollato alla stoffa, ingiallito e trasparente. Riportava un fatto di cronaca di cui mancava il principio ma che doveva essere avvenuto in Cecoslovacchia. Un uomo era partito da un villaggio ceco per fare fortuna. Dopo venticinque anni, diventato ricco, era ritornato con la moglie e un bambino. Sua madre e sua sorella avevano un albergo nel suo villaggio natale. Per far loro una sorpresa, egli aveva lasciato in un altro albergo la moglie e il bambino, poi era andato da sua madre che non l'aveva riconosciuto. Per scherzo, aveva preso una camera. Aveva mostrato il denaro. La notte sua madre e sua sorella l'avevano assassinato a colpi di martello per derubarlo e avevano gettato il suo corpo nel fiume. Il mattino era venuta la moglie e senza saperlo aveva rivelato l'identità del viaggiatore. La madre si era impiccata, la sorella si era gettata in un pozzo. Devo aver letto quella storia un migliaio di volte. Da una parte mi pareva inverosimile, dall'altra era naturale. In ogni modo, trovavo che il viaggiatore se l'era un pò meritato, e che non si deve mai giocare."  

 
(Albert Camus - Lo Straniero)

Mi sento come un pinguino perso in un deserto.