Sono un pò di giorni che ho in testa un'idea per un racconto. E' arrivata così, senza un apparente motivo, e non vuole saperne di lasciarmi in pace. Sta diventando una specie di ossessione. Non sono neanche così convinto di avere le capacità per svilupparla. Forse non lo farò mai. O probabilmente rimarrà inconclusa, un pò come tutte le altre idee che mi sono passate per la mente fino ad oggi. Il problema, forse, è che sono troppo critico verso me stesso e subito dopo aver iniziato una cosa, la mollo pensando di non esserne all'altezza. Ho sempre fatto così un pò con tutto, non solo con i racconti. Comunque in quest'idea c'è uno strano posto, una prateria infinita, una baracca di lamiera arrugginita e un laghetto che sembra più una palude. E nel cielo un sole che è come fosse sempre fermo, un'enorme palla di fuoco dalla luce, però, sospesa e debole, di un colore arancione avvolgente, come in un tramonto perenne. La baracca è in realtà una specie di strano rifugio per pescatori. C'è poco al suo interno. Una branda, un tavolino, un cucinotto che funziona a legna. Strane foto alle pareti. Pescatori che mostrano i loro enormi trofei appesi all'amo. Una piccola finestrella dalla quale, insistentemente, quell'arancione entra, colorando le pareti fatte di lamiera e legno fradicio. Al suo interno un giorno si sveglia un uomo. Non si ricorda come sia arrivato lì, gli sembra solo di non aver fatto altro che ubriacarsi fino al giorno prima. La testa gli fa male e fatica a ragionare. Quando si rende conto di essere nel bel mezzo di una sorta di deserto, spaventato, si ributta a dormire. Va avanti così, per giorni apparenti, dormendo per la maggior parte del tempo. Ad ogni risveglio quel sole è sempre lì e la sua barba sembra crescere in modo irregolare. Una volta si sveglia ed è perfettamente rasata, la volta dopo invece è lunga e folta.
Ecco, più o meno, questa è l'idea. Per il resto sono totalmente ignaro di come possa procedere. Per ora ho buttato giù solo tre o quattro pagine. Forse, semplicemente, un racconto del genere non ha una fine, nè uno svolgimento. Non può averlo. Andrebbe troppo oltre l'immaginabile e diverrebbe, forse, qualcosa di troppo confuso e instabile. Ah, naturalmente, una delle prime cose che fà l'uomo, è provare ad andarsene. Da quel rifugio parte un unico piccolo sentiero sterrato che si immerge nella steppa. Lo percorre fino a essere stanco e le prime volta torna indietro. E' troppo stanco e non può farcela. Probabilmente un giorno, dopo aver messo da parte le forze necessarie, lo percorrerà fino in fondo quel sentiero. E probabilmente, dopo una camminata infinità, ritroverà davanti a sè quella baracca e quel lago maledetto, arrivando dal lato opposto da quello da cui era partito. E allora cosa potrà fare? Per ora non ne ho idea.
Potrebbe chiamarsi Piccolo Inferno Privato. Non sò.
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