Il freddo gela le idee che come biglie impazzite attraversano la mia mente. Non c'è una soluzione a questo infinito avvicendarsi di ore, giorni, albe e tramonti, attimi sospesi tra falsi piaceri e sensazioni di vuoto assoluto. Tra due giorni è natale e l'unico desiderio che mi opprime è quello di chiudere finalmente gli occhi. Sono stanco di stare a guardare questo strano mondo che scorre davanti a me. Mai come ora mi seno estraneo a tutto questo.
Ogni giorno mi sveglio in una realtà sempre più confusa e sconosciuta. Tutte queste parole che scorrono sui giornali pregni d'inchiostro mi appaiono come geroglifici indecifrabili. Questa crisi ormai sulla bocca di tutti, quest'ipocrisia diffusa di criticare ciò che si è contibuito a creare - così da giustificare ogni azione o imposizione bieca e infame -, questo bisogno di sentirsi protagonisti, questo chiacchiericcio squallido da bar, ecco tutto questo e molto altro mi lascia totalmente indifferente e con una profonda sensazione di nausea che pervade il mio corpo. Vorrei semplicemente chiudere gli occhi e tapparmi le orecchie.
Sarò vigliacco, ma se questo è il vostro esercito, io sarò il primo a disertare, se questa è la vostra prigione, sarò il primo a fare una fune con le lenzuola per appendermi al soffitto. Infine, se questo è il vostro mondo, non contate su di me.
E nella mia consapevolezza di essere infinitamente debole e impotente non desidero compassione, ma la più totale indifferenza. Eremita isolato all'interno del mio fragile corpo non chiedo di essere compreso ma, al contrario, di essere ignorato e lasciato in pace.
Davanti ad un futuro impossibile non mi rimane che aspettare. Nel frattempo l'unica cosa che potrebbe allietare l'attesa è forse quella di andare a vivere in uno di quei fari di segnalazione sperduti su quelle coste rocciose che combattono ogni giorno la loro lotta immortale contro l'oceano. Sò che, purtroppo, questi fari sono ormai totalmente automatizzati e non necessitano di manutenzione se non molto sporadicamente. Ma non importa, io non chiedo denaro, mi basterebbe un pasto al giorno, qualche libro, carta e penna, una luce, una branda e magari una piccola stufa a legna e una scorta di tabacco. Non è poco, ma, infondo, non credo sia neanche pretendere troppo. E poi se proprio devo sognare questa è l'unica cosa che ora mi viene in mente e sono sincero.
Assistere a quelle due maestose potenze (terra e mare) che febbrilmente si scontrano, ora dopo ora, minuto dopo minuto, tra tregue apparenti e violente battaglie, sarebbe per me l'ispirazione più grande. Lì, in quell'apparente desolazione, è racchiuso, secondo me, l'estremo significato della natura umana, che è ormai scomparso in queste città immense come cimiteri a cielo aperto.
Certo è probabile che dopo qualche mese di totale isolamento impazzirei, ma in quel caso ci sarebbero sempre le grandi braccia dell'oceano pronte ad accogliermi.
Nessun commento:
Posta un commento