26/12/11

"Aveva gettato uno sguardo per il giardino ed era come se frammenti delle sue palpebre si fossero staccati per mettersi a svolazzare e saltellare davanti a lui, muovendosi nervosamente in ombre e forme, sussultando al colpevole cicalare della sua mente, non ancor voci del tutto, ma queste tornavano, queste tornavano; un'immagine della sua anima come una città apparve ancora una volta davanti a lui, ma una città, questa volta, devastata, folgorata nel cupo sentiero dei suoi eccessi, e chiudendo gli occhi brucianti egli aveva pensato al perfetto funzionamento del sistema in coloro che vivono veramente, commutatori ben connessi, nervi tesi solo nel caso di un autentico pericolo, e ora in preda a un sonno senza incubi, calmo, non in riposo, ma in equilibrio: un villaggio pacifico. Gesù, come era esasperata la tortura (e intanto c'era ragione di supporre che gli altri credessero che lui si divertisse immensamente) dall'avere coscienza di tutto ciò e nello stesso tempo dalla consapevolezza di come tutto l'orribile meccanismo si venisse disintegrando, con la luce che ora si accendeva ora si spegneva, ora troppo abbagliante ora troppo fioca, col bagliore di una batteria morente a singulti di luce... per poi finalmente sapere tutta la città sprofondata nelle tenebre, dove ogni comunicazione è perduta e il movimento diviene mera ostruzione e le bombe minacciano e le idee fuggono alla rinfusa...
Il Console aveva finito ora il suo bicchiere di insipida birra."
(Malcom Lowry - Sotto Il Vulcano)

Nessun commento:

Posta un commento